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july 1st 2006

caad'06 logo proposal

My proposal for the CAAD'06 Logo is a photo-composition mixing the '06 course's leit-motif, the artichoke, with the paradigmatic example of Frank O. Gehry's Guggenheim Museum in Bilbao, one of the milestones of the third wave in architecture.

 

Logo proposal for the CAAD'06 course

 

ArtichokesThe original Idea was to mix the classical fractal geometry image with the artichoke structure, but a quick research for artichoke reference images on google showed that it had already been done. The result is quite interesting, though.

 

Reference images used:

 

Bilbao Museum    Artichokes    Artichokes    Artichokes

 

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April 25th 2006

review

attraverso l'ipersuperficie

Superfici immateriali, finestre che si aprono verso mondi virtuali, occhi che nostro malgrado ci riprendono e ci rendono partecipi per pochi secondi di una realtà più grande, protagonisti: questa è una delle frontiere dell'arte e dell'architettura contemporanea.

 

Elastic Group, Video Contact, 2004Uscire dai musei e diventare installazione, il video è l'elemento che permette di trascendere i limiti classici dell'arte per renderla specchio del nostro tempo e nuova sostanza per costruire l'aspetto della città. Ad introdurci a questa nuova immateriale realtà nel volume Strati mobili della collana “the IT Revolution in Architecture” sono Alexandro Ladaga e Silvia Mantenga: i membri del gruppo di ricerca artistica ELASTIC ci guidano in un viaggio alla scoperta di un'arte nuova capace di superare se stessa e sfruttare le tecnologie all'avanguardia esplorare nuove possibilità espressive e comunicative.

 

elastic Group, Human Highways, 2002Dalla visionarietà dei futuristi alle installazioni site-specific, accompagnamo l'arte nella sua evasione dal museo, in grado di rendere omologare come artistico qualsiasi oggetto vi venga esposto, e scopriamo la necessità di creare oggetti e situazioni che non si concedano semplicemente a una visione contemplativa ma coinvolgano in un'esperienza sensoriale partecipativa.

 

Chaos Computer Club, Arcade, National Library in Paris, 2002Il mondo dell'immagine digitale, con tutte le sue stratificazioni e complessità, viene presentato come un nuovo rivestimento che può donare nuovi significati e nuova sostanza all'impalpabilità dell'informazione, e può diventare un mezzo per definire ambienti che vadano oltre le tre dimensioni spaziali che conosciamo. L'ambiente diventa l'elemento imprescindibile per l'opera, che ha senso solo in un luogo, ed è in grado di coinvolgere all'interno del suo meccanismo il passante come il curioso, che diventano parte dell'opera stessa. L'architettura che si anima tramite il video e rivolge essa stessa uno sguardo ai suoi osservatori, che a loro volta si rendono partecipi del momento e dello spazio in cui si trovano.

 

Bernard Tschumi, Glass Video Gallery, Groningen, Netherlands, 1990Il libro affronta tutte le possibilità finora esplorate in questo campo, dalla decontestualizzazione del paesaggio all'arte contestuale, dall'installazione video alla public art, dal museo che diventa esso stesso opera d'arte fruibile come il caso del Guggenheim Museum di Bilbao alle nuove architetture museali che nascono per a immagine (è proprio il caso di dirlo) dell'arte che non sono più in grado di contenere.

 

Erwin Redl, Matrix I, 2000/2002Il volume è compatto ed estremamente intenso, prodigo di stimoli mentali per una necessaria ricerca (e, magari, sperimentazione) ulteriore, un intenso viaggio attraverso i nuovi mondi dell'arte e dell'architettura che l'implementazione del video ci permette di esplorare, per andare oltre, aprendo la superficie come una porta verso la rivoluzione del mondo dell'informazione. Si apre di fronte a noi un mondo in cui la relazione tra luogo e fruitore avviene su nuovi e sempre diversi livelli, e dove l'immagine immateriale diventa la protagonista sempre mutevole della realtà quotidiana, da essa plasmata come nelle visioni cyberpunk di un mondo fatto di frammenti interconnessi di William Gibson.

 

A. Ladaga & S. Manteiga, Strati mobili. Video contestuale nell'Arte e nell'Architettura, Edilstampa, Roma 2006

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axis 1967/70

Asse Attrezzato e Studio Asse

Una sintesi del lavoro di ricerca intellettuale che ha caratterizzato il secolo scorso, dopo la perdita delle "certezze" dell'eclettismo e il concepimento di una nuova dialettica funzionalista, in modo che possa essere valutato in tutte le sue estreme conseguenze, nella sua esteticamente perfetta sintesi di una troppo attraente idea di pianificazione totale, e in questo modo presa come punto di partenza per muoversi verso nuove, molteplici direzioni che rispecchino la nuova fase e l'ulteriore evoluzione che stiamo vivendo.

 

Il fascino dell'utopia in fondo è proprio quello della sua continua e irraggiungibile ricerca.

 

External links: Fondazione Bruno Zevi, Professione Architetto

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April 10th 2006

new substances

Information Technology and the Renewal of Architecture

 

Daniel Libeskind, Jewish Museum, BerlinExcerpt from prof. Antonino Saggio's essay:

 

"...overcoming the old diktats of coherent, unified and organic qualities in the most successful cases brings greater success precisely because of the much lauded functionality. In fact, in breaking the diktats, the different components of architecture are "liberated". Often a fuller and closer resolution to each of the components in play has found."

 

From the need to overcome self-imposed limits we can witness the birth of new values. But this urge is often propelled from the fact that the rules we have made and that we struggled so hard to encode in a final formulation are to be completely re-written since the historic moment that led to their generation has already passed.

 

Daniel Libeskind, Jewish Museum, BerlinSo in this Informational Era, just when finally in a way we have arrived at the end of the rationalist debate and the acceptance of the new, modern architectural language by the masses, Comunication reveals itself to be a function that cannot be disregarded, whether we're talking about a watch or a building. Wheather it represents a residual expressionist strive, a marketing issue or the need to convey a higher message, we pretend from architecture to be capable of addressing the need for communication of the buyer. We're able to discern the quality of an architectural object jundging its ability to be a vessel of concepts far beyond those of the need to be compliant to illumination or volumetric standards.

 

A paradigmatic example of this new way of conceiving architecture as a communication medium is the Jewish Museum in Berlin: Daniel Libeskind transofrms the need to communicate the painful history of the Jewish people into the matrix undelying the conception of architctural space, born from the necessity to answer not metric demands, but emotional ones, reaching its climax in the tormenting (but how could it be, otherwise?) Holocaust Tower.

 

Communicating an Emotion is the new function an architecture that claims to be modern needs to answer.

 

 

“...il superamento dei vecchi diktat di coerenza, di organicità, di unitarietà nei casi più riusciti porta un maggior successo proprio della tanto osannata funzionalità. Infatti rompendo i diktat si "liberano" le diverse componenti dell'architettura e si cerca spesso riuscendoci di trovare una più aderente e piena risoluzione a ciascuna delle componenti in gioco.”

 

Dalla necessità di superare dei limiti auto-imposti nascono dei nuovi valori. Ma spesso questa necessità nasce dall'accettazione del fatto che queste regole che ci si è affannati a codificare, una volta giunti a una forma definitiva, sono da riscrivere completamente perché il momento che ha portato alla loro formulazione è passato.

 

Così accade che nella nostra era dell'Informazione, proprio quando finalmente in un certo senso si è giunti alla fine del dibattito razionalista e alla sua accettazione da parte del pubblico, la Comunicazione si scopre essere essa stessa una funzione imprescindibile dell'oggetto, sia esso un orologio o un edificio. Sia che si tratti di un residuo di espressionismo giunto fino a noi, di mero marketing o di un significato più alto da trasmettere, ormai si pretende che l'architettura sia in grado di sopperire all'esigenza di comunicazione del committente. Si è anche in grado di scegliere un'architettura come veicolo per concetti che vanno bel al di là del rispetto di standard di illuminazione e cubatura, e fare di una simile concezione di architettura un valore.

 

Esempio paradigmatico di questo è il Museo Ebraico di Berlino: qui Daniel Libeskind fa della comunicazione emotiva della vicenda del popolo eletto la matrice alla base della creazione di spazi, non più figli di una necessità metrico/qualitativa bensì di un bisogno emozionale, che trova il suo culmine nella straziante (ma come si potrebbe pretendere, altrimenti?) Torre dell'Olocausto.

 

La comunicazione di un'emozione è la funzione cui un'architettura che si consideri moderna ha il dovere di rispondere.

 

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Roma

da citta' eterna a capitale del futuro

Roma da sempre si pone al centro del dibattito architettonico italiano, per via del suo indubbio valore storico, economico, politico, di complessità, stratificazione e di continue contraddizioni, e il convengo “Roma: da Città Eterna a Capitale del Futuro - tra nuove prospettive e vecchie paure”, organizzato dalla giovane associazione U:maed presso la facoltà di Scienze della Comunicazione è riuscita, grazie alla quantità e qualità degli interventi, a rendere in maniera molto significativa tutta la complessità incarnata dall'Urbe come tema di dibattito.

Il problema dello sviluppo futuro a fronte dell'esperienza accumulata dal passato ci pone di fronte a una molteplicità di visioni propria della nostra contemporaneità, e che proprio per questo dovremmo tenere tutte in considerazione. A un problema talmente stratificato e complesso come quello rappresentato da Roma non si può rispondere con una ricetta univoca. Sicuramente è emerso il desiderio della città di emergere nel panorama internazionale non solo come polo di attrattiva storico-culturale, che porterebbe a una declassazione della città a mera attrazione turistica, e ci si pone il problema di come attuare il traghettamento verso il nuovo millennio.

Dal punto di vista urbanistico, come evidenziato dall'ing. Umberto De Martino, che ha aperto il convegno, il problema è quello di un decentramento del residenziale a fronte di una persistente centralità dei servizi, e laddove i mezzi di comunicazione non riescono a far fronte al flusso umano che ogni giorno invade la città emerge la necessità di formare nuovi poli “alle porte della città”: i limiti sono più amministrativi che strutturali, in quanto ci si trova nelle condizioni di gestire un ambito territoriale ben più ampio del confine di intervento comunale.

Scendendo di scala, vediamo come si tenti di superare l'immobilismo che ha caratterizzato gli ultimi anni con grandi opere, cercando una sorta di “effetto Bilbao” con grandi opere quali l'Auditorium o il MAXXI nel quartiere Flaminio, dimenticando però che l'operazione di rilancio della città spagnola si basava anche sul contesto nel quale veniva applicata, e che a parità di intervento gli effetti a Roma saranno sicuramente diversi rispetto a quelli ottenuti in una città post-industriale in declino.

A fronte di questo abbiamo il problema della valorizzazione del patrimonio esistente, spesso attuata in maniera ammiccante al marketing piuttosto che al recupero di valore storico - un atteggiamento in un certo senso da mercificazione di un patrimonio da sempre idealmente impossibile da valorizzare come quello artistico – e la necessità di un confronto con le soluzioni “moderne” date ai problemi della città, ora che la loro modernità si è esaurita sotto il peso dei decenni: l'esempio paradigmatico è quello del Corviale, che ci introduce alla seconda parte della conferenza.

 

CorvialeIl mastodontico edificio rappresenta quello che in passato era la sperimentazione di grandi contenitori sociali, in cui l'architettura si fondeva e confrontava (per lo meno nelle intenzioni) con la sociologia, forse portandolo all'ultima fase dopo la quale abbiamo l'esplosione del contenitore e la diversificazione delle sue parti.
Karl Marx HoffGiunti al termine della soluzione del problema insediativo tramite collettivo, dopo le sperimentazioni che hanno caratterizzato il secolo scorso - vengono in mente il Karl Marx Hof viennese e l' unità d'abitazione LeCorbusieriana – giungiamo al problema di confrontarci con quella che è la realtà del nostro tempo.
Rem Koolhaas vede nella stratificazione e nella complessità il vero valore del nostro tempo, e questo tipo di approccio è stato particolarmente evidente negli interventi che ritengo più interessanti all'interno del convegno, che forse in un certo senso si sono staccati da quello che è l'approccio classico – non a caso due sono stati fatti da persone estranee all'ambito della nostra facoltà di architettura.
Unité d'Habitation
La prof.ssa Valeria Giordano in un ispirante intervento indica una strada da percorrere riallacciandosi al tema Nietcheano della ricerca dell'oltranza, del superamento dei propri limiti, e tramite questo zaratustriano filo conduttore, con citazioni da Baudelaire, Wittgenstein e Zimmel arriva all'indicazione delle nuove tecnologie – telecomunicazioni e cibernetica – quali mezzo per trascendere i nostri limiti.

Sempre il mondo dell'Informazione viene indicato come strada da percorrere e cui dare la precedenza dall'arch. Antonino Saggio, che introduce i temi della “terza ondata” di Toffler per mostrare come attualmente sia proprio la gestione e la valorizzazione delle informazioni, della loro stratificazione e delle sue interconnessioni, un valore da ricercare e da tenere presente nella progettazione e nello sviluppo. La Mixitè (unione di 5 funzioni prevalenti: creating, exchanging, living, infrastructufing, rebuilding nature) e la valorizzazione delle Idee nella progettazione architettonica e urbana sono le strade da percorrere per un progetto che rispecchi la nostra contemporaneità.

Fritz Lang, MetropolisMolto interessante è stato l'intervento dell'arch. Luca Ruali, che tramite un progetto pratico di abitazione per artisti sviluppata attorno alla dualità guscio (hikkomori) – azione (openspace) mostra come nel nostro contesto di frammentazione e diversificazione l'esperimento sociale del secolo scorso debba essere ridimensionato e diversificato, venendo incontro all'individualità emergente e dirompente che si afferma tramite il world wide web, spesso visto come accessibile vetrina di sé stessi oltre che mezzo di comunicazione che abbatte le barriere fisiche e concettuali. L'intervento in questo caso non deve essere a grande scala, come il Corviale o il MAXXI, ma a piccola scala, ricordando quasi i quartieri sperimentali dell'inizio del Novecento che si ponevano come tema la risposta alle esigenze – abitative – nel contesto post-bellico.

 

A conclusione il prof. Canivacci ha portato l'esempio della necessità di transito della vecchia concesione di metropoli come città industriale – le cui paure fin dall'inizio del secolo scorso erano state interpretate da Fritz Lang – alla nuova Metropoli della Comunicazione.

 

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